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Linc #6

– https://mazzetta.wordpress.com/2017/01/03/di-fake-news-post-verita-e-vecchi-tromboni/  con decisione viene puntato il dito verso la sfacciata bassezza dei tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica da parte della classe dirigente attuale, l’abuso di menzogne e falsità e l’abbassamento del livello del dibattito e competizione politica, ma senza tralasciare di sottolineare l’empasse autoreferenziale in cui versiamo tutti e che, per ora, ci impedisce di essere agente virtuoso per la circolazione di “buona” informazione. // In quest’interessante analisi del dibattito sulla post-verità trovo: risonanza alla noia che mi provoca la stupidità dell’idea della certificazione della verità quando, invece, vedo questa come principio ideale a cui la ricerca personale tende nell’atto della quotidiana informazione sul reale (e quindi non-certificabile, va da sé); importante citare la “guerra all’intelligenza” di reganiana memoria e quindi di individuare paternità al fenomeno senza peli sulla lingua (anche se grossolana, l’idea che gli americani abbiano impostato e noi seguito questa danza idiota, fondamentalmente e nel caso specifico, è condivisibile). Ma la cosa più interessante è notare come ognuno viva in una bolla di fonti selezionate per rinforzare le proprie convinzioni e come questa necessità di conforto ci esponga al rischio di accettare quando non ricercare o diffondere minchiate.

Insomma: post-verità, cui prodest?

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